In questo intervento non parliamo della fortuna intesa come casualità nel gioco d’azzardo, ma di come si possa o no considerare il concetto di fatalità nella creazione del successo professionale. Ma è sempre una questione di fortuna?

“Le speranze non sono strategie”

(CPA – Corso Pratico Annuale di Management e Marketing in Odontoiatria)

La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione

Lucio Anneo Seneca

L’espressione è caratteristica della teoria dell’homo faber, secondo cui l’unico artefice del proprio destino è l’uomo stesso nel contrapporsi all’idea del fato (dominante nel mondo classico), per essere responsabile protagonista delle sue azioni o nella lotta contro il bisogno e la miseria.

Se, infatti, nel Medioevo l’uomo è considerato succube del destino, nell’Umanesimo e nel Rinascimento esso è visto come intelligente, astuto ed energico, e perciò capace di utilizzare al meglio ciò che la natura gli offre ed essere dunque artefice del proprio destino (forte sostenitore di questa visione dell’uomo è stato il filosofo Giordano Bruno).

Il futuro è una funzione della gestione del presente, sempre.

Se il successo fosse solo una questione di fortuna, probabilmente molti imprenditori e professionisti che in diversi campi hanno ripetutamente ottenuto successo, non sarebbero esistiti. A partire dal Rinascimento, attraverso l’Illuminismo e fino alla metà del XX secolo, la fortuna è stata qualcosa da padroneggiare, dominare e controllare; tutti erano d’accordo sul fatto che si dovesse fare quello che si potesse, e non concentrarsi su quello che non si era in grado di fare.

Ralph Waldo Emerson catturò questa etica quando scrisse: “Gli uomini deboli credono nella fortuna, credono nelle circostanze. Gli uomini forti nella causa e nell’effetto.”

Emerson è stato tra i primi a proporre un’etica individuale basata sulla fiducia in se stessi. La libertà degli uomini non è più, secondo Emerson, sfuggire o ribellarsi alla necessità e al senso del mondo, ma comprenderlo e accettarlo.

Nel 1912, dopo essere diventato il primo esploratore a raggiungere il polo Sud, Ronald Amundsen scrisse: “La vittoria attende colui che ha messo tutto in ordine: la gente la chiama fortuna”

Quando discutiamo interrogativi storici come questo, la fortuna è una questione di caso o di progettazione?

“Centinaia di persone hanno lanciato business multimilionari. Pochi, come Steve Jobs, Jack Dorsey ed Elon Musk, hanno creato diverse imprese multimiliardarie. Se il successo fosse solo un questione di fortuna, probabilmente questo genere di imprenditori seriali non esisterebbe. Nel gennaio 2013 Dorsey, fondatore di Twitter e Square, ha twittato ai suoi 2 milioni di follower: “il successo non e’ mai casuale”. Apple ha pianificato ed eseguito piani pluriennali dettagliati per creare nuovi prodotti e distribuirli in modo efficace. Sin da quando creò la Apple, nel 1976, Jobs aveva compreso che si può cambiare il mondo attraverso una pianificazione accurata, e non ascoltando il feedback di un focus group o copiando i successi degli altri.”

Ma anche un business con un buon piano dettagliato sarà sempre sottovalutato, in un mondo in cui le persone vedono il futuro come casuale.


Potete controllare il vostro futuro?

“Il futuro sarà migliore del presente se si lavora per migliorarlo”.

“Dobbiamo trovare la nostra strada per tornare a un futuro definito. Una startup è il piu’ grande sforzo sul quale potete avere il controllo. Potete agire sulla vostra vita iniziando a rifiutare l’ingiusta tirannia del caso”.

(Tratto da un capitolo del libro “Da Zero ad Uno “ di Peter Thiel).

Se volete vivere esperienze positive dovete imparare a cogliere le occasioni favorevoli, rivoluzionare le vostre abitudini, ascoltare il vostro intuito e pensare che le cose sarebbero potute andare peggio.

Non lamentatevi, agite!

Come? Affidandovi a due straordinarie abilità umane: assertività e resilienza.

Resilienza, cioè la capacità di fronteggiare e superare i momenti traumatici della propria esistenza attraverso un atteggiamento mentale costruttivo. Le persone resilienti riescono a raggiungere risultati davvero importanti e non si indeboliscono davanti alle avversità, ma ne escono addirittura più forti di prima. Esse sono tendenzialmente ottimiste, flessibili, coraggiose e creative; riescono a lavorare efficacemente in gruppo e apprezzano le proprie esperienze passate. Avere un alto livello di resilienza non significa evitare le sofferenze e tanto meno essere infallibili, ma semplicemente pensare che dopo essere caduti ci si può rialzare e cambiare rotta.

Assertività, cioè quella dote comunicativa che consente di esprimere le proprie idee senza contrastare quelle degli altri con arroganza. Essa trova la sua massima espressione in semplici valori morali come la chiarezza, l’onestà, la fiducia e il rispetto. Essere assertivi significa saper dire di no senza sentirsi in colpa, avere in testa obiettivi chiari e realizzabili, saper ascoltare attivamente i propri interlocutori, assumersi le proprie responsabilità, ammettere i propri errori, considerare le critiche in modo costruttivo, chiedere ciò che si desidera senza aver paura di un rifiuto, non sentirsi frustrati quando le proprie aspettative restano deluse e usare l’ironia come strumento per reagire alle situazioni imbarazzanti. Quale miglior metodo per acquisire maggiore fiducia in se stessi? Dallo Studio condotto da Richard Wiseman, famoso psicologo inglese, senza rendersene conto, i favoriti dalla sorte applicano “quattro principi fondamentali”, strettamente legati ai concetti di assertività e resilienza.


1 Principio: COGLIERE AL VOLO LE OCCASIONI OFFERTE DAL CASO

  1. I fortunati costruiscono e alimentano una solida rete della fortuna. Wiseman ha riscontrato che chi si ritiene fortunato ha un carattere più estroverso di chi invece si ritiene sfortunato. I fortunati frequentano molte persone, cercano di instaurare legami forti e approfittano di ogni occasione per conoscere nuova gente.
  2. I fortunati hanno un atteggiamento rilassato verso la vita. I cosiddetti soggetti sfortunati sono più ansiosi rispetto ai fortunati. Il fortunato ha un atteggiamento più tranquillo e questo gli permette di cogliere occasioni che il “nevrotico” non vede, poiché ossessionato dai bisogni contingenti.
  3. I fortunati sono aperti alle nuove esperienze. L’apertura mentale è una dote quasi fondamentale nella ricerca della fortuna. I fortunati amano tutto ciò che è imprevedibile: cercano nuovi luoghi da visitare, assaggiano volentieri cibi stranieri e sono disponibili ad intraprendere strade alternative. Lo sfortunato, al contrario, tende a far spesso le stesse cose, andare in vacanza nello stesso posto e mangiare gli stessi cibi.

2° Principio: ASCOLTARE LE INTUIZIONI

  1. I fortunati seguono le intuizioni e i presentimenti. Secondo Wiseman i fortunati seguono molto l’intuito, mentre gli sfortunati non gli danno ascolto. Se ci pensate, gli uomini primitivi correvano spesso il rischio di essere mangiati dagli animali o di perdere la vita da un momento all’altro. Quando l’esistenza è appesa ad un filo si impara a “fiutare” il pericolo. Per garantire la sopravvivenza, i neuroni non smettono mai di funzionare: il nostro cervello raccoglie molte informazioni e le memorizza. Quello che chiamiamo “presentimento” è semplicemente il ricordo inconsapevole di situazioni simili in cui ci siamo già imbattuti. Ovviamente, non dovete seguire in modo acritico le intuizioni, ma prenderle almeno in considerazione.
  2. I fortunati si danno da fare per potenziare l’intuito. Ricordate che rimuginare continuamente su tutto ciò che non funziona, può condurre addirittura a stati depressivi. Esistono tecniche utili per potenziare le nostre risorse mentali e sgombrare la testa dai pensieri, analizzando con fermezza un problema che ci angoscia. Meditare o passeggiare nella natura sono alcune delle tecniche più utilizzate dai fortunati. È stato dimostrato scientificamente che meditare con regolarità può migliorare in breve tempo la capacità di concentrazione.

3° Principio: ESSERE OTTIMISTI

  1. I fortunati sono convinti che la buona sorte continuerà ad assisterli in avvenire. Gli sfortunati sono convinti che il destino si accanirà contro di loro e, qualora si presentasse un evento fortunato, potrebbero convincersi che sarà all’origine di altri eventi negativi. I fortunati, al contrario, ritengono che il loro destino sarà radioso e che gli eventi sfortunati non avranno conseguenze così catastrofiche. Facciamo un esempio: supponiamo di cadere goffamente in una situazione sociale che riteniamo importante. Chi considera la sfortuna effimera si rialzerà con nonchalance facendo un paio di battute, chi considera lo stesso episodio in modo tragico diventerà paonazzo dalla vergogna e fuggirà via. Molto pericolose sono le cosiddette profezie auto-avveranti: se si è convinti che qualcosa accadrà, allora inconsapevolmente si porranno le condizioni affinché quell’episodio si verifichi davvero.
  2. I fortunati cercano di raggiungere i loro obiettivi anche se le probabilità di successo sono scarse e non si arrendono di fronte ai fallimenti. Molto spesso gli sfortunati gettano la spugna troppo presto o addirittura non tentano proprio la sorte. Se si è sicuri che l’esame andrà male perché sostenerlo? Oppure, perché partecipare ad un concorso in cui le probabilità di vincere sono basse? I fortunati, invece, creano più occasioni per avere fortuna e si mettono maggiormente in discussione.
  3. I fortunati si aspettano che le interazioni con gli altri siano propizie e vantaggiose. Le persone fortunate si aspettano di incontrare individui interessanti o importanti, mentre gli iellati partono dal presupposto che incontreranno persone noiose o di scarso valore. Se siamo aperti, cordiali e sorridenti gli altri si mostreranno a loro volta gentili e disponibili nei nostri confronti, se invece avremo un atteggiamento chiuso gli altri si allontaneranno. Questo è ciò che ci suggerisce anche l’assertività.

4° Principio: TRASFORMARE LA SFORTUNA IN FORTUNA

  1. I fortunati vedono il lato positivo della vita. I fortunati non badano ai danni ricevuti, ma a quelli che avrebbero potuto ricevere se le cose fossero andate peggio.
  2. I fortunati sono convinti che a lungo andare le sventure in cui si imbattono si risolveranno nel migliore dei modi. I fortunati si concentrano sulle conseguenze positive apportate da un fatto che potrebbe apparire sfortunato. Grazie a questa tecnica – chiamata resilienza – riescono ad affrontare gli eventi negativi, pensando che si risolveranno comunque nel migliore dei modi.
  3. I fortunati non rimuginano sulla sfortuna. Gli iellati tendono a concentrarsi troppo sugli eventi negativi e questo li porta ad entrare in circolo vizioso: più si pensa alla propria sfortuna e più si è tristi, più si è tristi e più la mente tende a ricordare gli eventi sfortunati. Il fortunato, viceversa, si concentra sugli eventi positivi innescando un circolo virtuoso che conduce al buon umore.
  4. I fortunati si danno da fare per evitare altra sfortuna in futuro. Lo psicologo Edward de Bono introdusse il concetto di pensiero laterale per indicare la capacità di risolvere i problemi mediante intuito e fantasia, anziché con la ragione. L’idea alla base di questa teoria è che un problema può avere diverse soluzioni e per risolverlo basterebbe cambiare la prospettiva da cui lo si osserva.

(Il fortunato fa tesoro degli eventi negativi sforzandosi di capire i propri limiti e le strategie giuste per superarli, mentre gli sfortunati cercano di autoassolversi trovando nella malasorte il motivo della loro sconfitta).

“Se nella vita segui sempre gli altri non arriverai mai primo.”

La storia del parcheggio a Milano

Nei giorni scorsi sono andato in macchina a trovare un amico in una zona che generalmente offre poco parcheggio già sicuro di dover fare più di un giro dell’isolato per trovare posto.

Per questo motivo, quando da lontano ho intravisto un sacco di spazio libero, mi sono stupito e mi è sembrato troppo bello per essere vero. Avvicinandomi ulteriormente ho subito notato che si, c’erano almeno una decina di posti liberi, ma che questo non era dovuto ad un’insperata botta di fortuna ma alla presenza dei classici segnali di lavori in corso e di temporaneo divieto di sosta.

Il primo pensiero, quello istintivo, è stato di proseguire e cercare un altro parcheggio ma, dopo ben 5 secondi passati a riflettere sul da farsi, ho pensato “Siamo sicuri che i lavori in corso ed il divieto di sosta siano relativi proprio ad oggi?!?!”.

Ho quindi messo le quattro frecce e sono sceso dalla macchina per leggere gli avvisi attaccati ai segnali stradali e mi sono reso conto che i lavori sarebbero iniziati il giorno dopo, e che quindi potevo tranquillamente parcheggiare. Già questo primo episodio è servito a farmi riflettere su come fosse incredibile che nessuno avesse messo la macchina in quei comodi parcheggi solamente perché c’era un divieto, senza controllare che fosse effettivamente attivo, ma il bello è venuto dopo.

Terminata la mia visita (circa una mezz’ora dopo) sono tornato alla macchina e, sorpresa, tutti i posti erano magicamente pieni di macchine. Laddove fino a mezz’ora prima nessuno voleva parcheggiare adesso c’era il pienone. Per invertire la tendenza è bastato che una sola persona parcheggiasse perché in automatico tutti gli altri lo seguissero. E sono convinto che, così come fino a pochi minuti prima nessuno si sforzava di leggere il cartello pensando “se nessuno ha parcheggiato allora non si può”, allo stesso modo la maggior parte delle persone pochi minuti dopo avrà iniziato a pensare “se qualcuno ha parcheggiato allora si può”.

Ed è facile capire come, al di la del risultato finale (il fatto che si potesse parcheggiare) i ragionamenti sono errati allo stesso modo perché in ogni caso le decisioni circa le proprie azioni sono state delegate ad altre persone, in questo caso addirittura a degli sconosciuti, e non all’effettiva realtà dei fatti. Chi non ha controllato prima che io parcheggiassi ha fatto della strada in più che si sarebbe potuto tranquillamente risparmiare, e chi non ha controllato dopo il mio parcheggio ha rischiato inutilmente una multa.

Spinoza descrive così il rapporto tra la paura e la superstizione.

”Se gli uomini fossero in grado di governare secondo un preciso disegno tutte le circostanze della loro vita, o se la fortuna fosse loro sempre favorevole, essi non sarebbero schiavi della superstizione. Ma spesso si trovano di fronte a difficoltà che non sanno in alcun modo risolvere e perlopiú sono miseramente agitati dalla tempesta delle speranze e dei timori, per la precarietà dei beni della sorte che essi smodatamente desiderano. Così sono quanto mai disposti, nella generalità dei casi, alla credulità; nel dubbio e, molto più spesso, nel contrasto del timore e della speranza essi non sanno decidersi e un minimo impulso li spinge all’una o all’altra soluzione, mentre sono pieni di baldanza e di superbia quando nutrono fiducia nel futuro.”


Peter Thiel, imprenditore seriale e pensatore controcorrente, ha imparato in prima persona come cofondatore di PayPal e investitore in centinaia di startup, compresa Facebook. Nel mondo del business ogni evento accade una volta sola. Il prossimo Bill Gates non costruirà un sistema operativo. Il prossimo Larry Page o Sergey Brin non realizzerà un motore di ricerca. E il prossimo Mark Zuckerberg non creerà un social network. Se state copiando le loro imprese, non state imparando molto da loro. Ovviamente è più facile copiare un modello che realizzare qualcosa di nuovo. Fare quello che sappiamo già fare porta il mondo da 1 a n, un cambiamento incrementale che aggiunge un po’ di qualcosa che ci è familiare. Per costruire il futuro occorre invece un cambiamento verticale, trasformativo:

“bisogna andare da 0 a 1”

L’atto della creazione è unico, così come il momento in cui essa avviene, e il risultato è qualcosa di originale e inusuale, che va perseguito a tutti i costi, perché chi non lo farà è destinato a scomparire.

“Il lancio di due monete”. Si tratta di un esperimento aleatorio i cui risultati possibili possono riassumersi “nell’uscita” delle coppie “Testa, Testa”, “Testa, Croce” e “Croce, Croce”. La probabilità di ciascuno dei tre eventi si può ricavare analizzando i possibili risultati che il lancio delle due monete può produrre.

I possibili risultati dell’esperimento sono:

  • al lancio della prima moneta esce Testa, al lancio della seconda moneta esce Testa
  • al lancio della prima moneta esce Testa, al lancio della seconda moneta esce Croce
  • al lancio della prima moneta esce Croce, al lancio della seconda moneta esce Testa
  • al lancio della prima moneta esce Croce, al lancio della seconda moneta esce Croce

Naturalmente, se il gioco è onesto, cioè la moneta non è truccata, i quattro possibili risultati si considerano egualmente probabili, e quindi ognuno ha probabilità di verificarsi pari al 25%. Pertanto, “Testa, Testa” e “Croce, Croce” si ottengono ciascuno in corrispondenza di uno solo dei possibili risultati, rispettivamente quelli evidenziati in 1) e 4); invece “Testa, Croce” e “Croce, Testa” si ottengono in corrispondenza dei due risultati possibili 2) e 3).

Dunque, si hanno 3 possibili eventi riferiti all’esperimento “lancio di due monete”:

  • “Testa, Testa” che ha probabilità di verificarsi pari a 25%;
  • “Croce, Croce”che ha probabilità di verificarsi pari a 25%;
  • “Testa, Croce” che ha probabilità di verificarsi pari a 50%

Allora, se si dovesse scommettere sui risultati dell’esperimento “lancio di due monete” converrebbe puntare sul risultato “Testa, Croce”. Implicitamente, nel precedente esempio si è “probabilizzato” ciascun evento elementare a partire dal complesso degli eventi possibili descritti in 1), 2), 3) e 4).

La probabilità matematica. Introduciamo la seguente definizione: si definisce probabilità di un evento il rapporto fra il numero dei casi favorevoli ed il numero dei casi possibili, supposti tutti ugualmente possibili.

Pertanto, indicata con P (E) la probabilità di un evento E, si ha

P(E) = numero dei casi favorevoli/numero dei casi possibili

 

La probabilità di un evento viene assegnata con il seguente procedimento:

  • si determina il numero di tutti i casi possibili;
  • si determina il numero dei casi favorevoli, cioè di quei casi che rendono verificato l’evento di cui si vuole calcolare la probabilità;
  • si calcola il rapporto tra il numero dei casi favorevoli e il numero dei casi possibili.

Secondo questa definizione, ogni probabilità è un numero compreso tra 0 e 1. Inoltre, la probabilità di un evento impossibile è 0 e la probabilità di un evento certo è 1.

Clicca QUI per vedere l’esempio di un calcolo di probabilità.


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