Sei o sarai un libero professionista?

Sarai tu il tuo “Brand”! Leggi fino in fondo l’articolo, le conclusioni fanno riflettere…

“Brand” significa marchio. Il concetto di marchio nacque anticamente perché pensato dagli allevatori, per identificare il proprio bestiame lasciato libero al pascolo; questo ci fa riflettere su come alcuni bisogni primordiali abbiano da sempre caratterizzato le soluzioni che l’umanità ha adottato nei millenni per molteplici diversi scopi.

L’evoluzione del marchio è avvenuta quando si è aggiunto il concetto di Logo.

Il logo è l’abbreviazione del termine logotipo (dal greco logos, parola e tipo da tipografico). Il logotipo è il segno grafico di un marchio. Il marchio invece è l’insieme degli elementi visuali e testuali ovvero pittogramma + scritta o logo. Questi elementi insieme ne identificano il codice comunicativo della marca. Esempio: nell’ipotesi di Apple il simbolo della mela è il pittogramma, la parola Apple con quel determinato font (lettering) è il logo. Pittogramma e font associati costituiscono il marchio della Apple che uniti all’insieme dei valori che l’azienda trasmette costituiscono la marca o brand.

Quando un professionista entra nel mercato ed inizia ad esercitare, in quel momento nasce anche il suo “nome”. Nasce di fatto un brand, un logo che insieme con altri elementi costituiscono ormai il suo codice comunicativo, quello che da lì in poi i pazienti percepiranno, ricorderanno ed assoceranno alla reputazione del professionista.

Recentemente, soprattutto con la digitalizzazione della comunicazione web-mediatica, per il libero professionista il brand è oggi inteso come leadership personale ed ha assunto il significato più ampio di “organizzazione”.

Oggi si parla anche di “marchio personale”.

Possiamo intendere che il brand personale rappresenti per tutti i professionisti la capacità di farsi identificare e quindi di comunicare il successo professionale personale e quello del proprio studio, in base a precisi attributi rappresentati dalla sua organizzazione o dalla personalità.

Quando le persone, i pazienti, pronunciano il nome di un professionista, per questi significa essere riuscito a trasmettere la capacità di comunicare valori, comportamenti, scopi e motivazioni, responsabilità sociali, prestazioni, presenza nel mercato e leadership nella sua attività. Un brand personale condiziona sempre anche la possibilità di rendere riconoscibile il proprio servizio e quanto questo sia identificabile con il vostro nome

Se i pazienti, quando pensano ad un dentista, pensano al vostro nome e diventano vostri divulgatori verso amici e familiari, allora significa che il brand personale sta funzionando.

Un personal brand è costituito da percezioni, valori, motivazioni, servizi ai pazienti e da un “set di abilità”, gli skill. Un marchio personale implica anche quanto siano preziose le capacità della persona per gli altri. Alcuni marchi personali hanno fans devoti – come le rock star per le quali la gente è felice di stare in coda per giorni solo per prendere i biglietti del concerto. I “Like” di Facebook non sono altro che un valore del peso della popolarità del brand e lo sanno bene gli “influencer”!

Ci sono forti ragioni per cui oggi il brand personale batte il brand aziendale: i pazienti si fidano più delle persone che delle imprese secondo uno studio di Nielsen, azienda leader nello studio di informazioni e approfondimenti su ciò che i consumatori preferiscono e acquistano, un professionista ha la flessibilità di svolgere più attività con un marchio personale.

Le aziende si concentrano principalmente su una filosofia, prodotto o servizio, mentre una persona ha molte sfaccettature e può condividere diversi aspetti della propria vita adattandoli a nuove opportunità al di fuori della propria attività principale i brand personali possono permettere ad una persona di fare più di una cosa e quindi consentono di diversificare le proprie fonti di reddito, incrementando redditività e ritorno sugli investimenti (ROI).

Comunque le strategie di marketing vincenti ci insegnano che legare un volto al proprio marchio, adottare un approccio più personale e coinvolgere maggiormente il proprio paziente, è l’unico investimento di marketing davvero necessario.

Ritengo fondamentale riflettere sul dato che mi ha colpito e che è emerso in una recente ricerca sul futuro professionale, riferita ai giovani odontoiatri prossimi ad inserirsi sul mercato.

Questi giovani, in merito alla domanda: “quale dei seguenti temi extra clinici desidereresti maggiormente approfondire nel tuo percorso formativo di crescita professionale?”

Hanno risposto preferendo temi quali: “la gestione imprenditoriale e la pianificazione strategica, il controllo di gestione, gli aspetti economici sull’attività, il processo di acquisto del paziente…” Solo il 31% ha affermato di voler investire su “La gestione delle risorse umane e comunicazione interpersonale”.

Come considerare l’ultimo posto ottenuto da questa risposta al questionario?

Tutti noi che abbiamo un lunga esperienza pratica alle spalle, sappiamo invece che il futuro libero professionale di tutti questi giovani dipende solo dalla loro capacità di saper gestire la comunicazione dialogica nel rapporto di fiducia tra medico e paziente.

È evidente che si sta diffondendo sul mercato una cultura generalista e commerciale, che tende a condizionare i processi decisionali soprattutto dei giovani odontoiatri, attraverso le teoriche soluzioni di un marketing e di un management non declinato nel settore sanitario specifico ed odontoiatrico.

All’atto pratico invece questi giovani dovranno in futuro investire necessariamente e principalmente nella centralità del loro ruolo come professionisti medici capaci di comunicare e di instaurare relazioni interpersonali sia con i pazienti e sia con il loro team di studio. Tutto ciò per una generazione che comunica sempre più Social o con Whatsapp…  queste considerazioni hanno una valenza strategica determinante.