In un “mondo dei mercati efficienti”, tutti gli investitori interpreterebbero gli stessi dati allo stesso modo. Tuttavia, in realtà, alcuni porrebbero l’accento sull’impatto dei profitti e altri sull’impatto dei tassi. Ciò rende più difficile valutare gli asset, e le varie visioni divergenti sull’argomento possono causare cambiamenti più frequenti nella direzione dei mercati. Ma vediamo quali sono stati i fattori più rilevanti del primo trimestre e che impatti hanno avuto.

1- rialzo tassi: invece dei timori relativi alla crescita, questa volta a causare i declini dei mercati azionari a inizio febbraio sono state le pressioni sulle valutazioni provocate dai tassi in rialzo. In questo mondo quelle che sono “buone notizie” per l’economia possono tradursi in “brutte notizie” per i mercati. La quantità di oscillazioni di prezzo intra-giornaliere sull’indice S&P 500 è stata paragonabile a quella vista durante la fase di paure relative alla recessione globale del 2016.

2- dazi: forse il timore più reale per gli investitori dovrebbe essere rappresentato da segnali di possibili tendenze protezionistiche a livello globale. A gennaio, Donald Trump ha imposto dazi sui pannelli solari e su lavatrici su larga scala. A marzo questi dazi sono stati estesi ad acciaio, alluminio e altri prodotti cinesi (fortemente volti a contrastare i furti di proprietà intellettuale).

3- FANG: Facebook, Amazon, Netflix, Google. Un’altra storia rilevante del trimestre è stata quella delle forti oscillazioni dei titoli “FANG” negli Stati Uniti. Questi titoli rappresentano alcune delle compagnie maggiori del mercato finanziario statunitense. Le loro oscillazioni di prezzo possono avere effetti significativi, sia direttamente sull’indice statunitense complessivo, che sul mercato globale. Le difficoltà  di  Facebook (dopo lo scandalo di Cambridge Analytica), Nvidia e Tesla (dopo i timori relativi alla sicurezza delle auto senza guidatore) e Amazon (dopo ipotesi che Donald Trump avrebbe aumentato le normative) hanno tutte giocato ruoli importanti.

4- Russia. Le nuove sanzioni differiscono dalle precedenti, perché tentano di penalizzare non solo le aziende, ma anche le persone che le posseggono e gli ufficiali governativi. Si tratta di una rappresaglia nei confronti della Russia, per essere intervenuta nelle elezioni USA del 2016. Sui mercati il risultato è un deciso declino dei prezzi degli asset russi: il mercato azionario è sceso dell’8%, e il rublo è sceso al 10%.

Ogni giorno siamo dominati da nuove informazioni. Alcune saranno utili, altre saranno solo rumore.

Decidere a cosa prestare attenzione viene spesso determinato da forze comportamentali, sia interne che esterne. Come sempre una analisi meno emotiva e più razionale porterà a delle scelte più ragionate, che non saranno sempre le più profittevoli, ma che eviteranno oscillazioni marcate e danni difficilmente riparabili.

A cura di Edoardo Toia

Fonti: fondiesicav.it

Investing.com; ilsole24ore.com


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