Quella che stiamo vivendo in questi giorni è una delle situazioni peggiori per la nostra mente. Alimenta una delle nostre paure più grandi: morire di un virus (o di un veleno) sconosciuto, una malattia inguaribile che si diffonde “come la peste”.

La crescita esponenziale dei contagiati ha creato una situazione di disagio profonda, alimentata dai “numeri in tempo reale” che vengono diffusi e Google produrrebbe oltre 46 milioni di articoli per gli effetti del Coronavirus.

E la paura sanitaria distorce le analisi economiche ed i processi decisionali in modo terrificante. In un mio recente intervento video su Facebook, ho citato Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, a proposito della capacità di saper bilanciare “speranza e paura”. Considerate sempre la differenza che c’è tra la probabilità effettiva e la probabilità percepita di subire o reagire agli effetti avversi e quindi al “processo decisionale”.

Il 95% di probabilità di prendere il virus e non morire viene percepito come un 79%. Il 5% di morire viene percepito come il 13%! Daniel Kahneman insegna che pagheremmo qualunque cifra per passare dal 95% di probabilità di non morire al 100% di probabilità di non morire.

Non abbiamo il vaccino e non abbiamo terapie totalmente efficaci. Per essere sicuri al 100% c’è solo una soluzione oggi, è non prendere il virus, semplice!

Ma ogni volta che le fonti ufficiali pubblicano il numero dei nuovi contagiati e dei deceduti, non c’è nulla da fare, le emozioni, il percepito, prende il sopravvento fisiologicamente.

Bisognerebbe ricordare questi numeri “cognitivi”, razionalizzare ogni volta che ci comunicano i dati… ma i dati non sono quelli che ci raccontano (peggiorativi o migliorativi che siano), sono quelli che vengono emotivamente percepiti da ciascuno di noi.

“Siamo esseri emotivi che razionalizziamo, non siamo esseri razionai che proviamo emozioni!”

António Rosa Damásio

(Lisbona, 25 febbraio 1944 neurologo, neuroscienziato, psicologo e saggista portoghese.)

E se spostiamo il discorso sull’economia, come reagiscono i mercati? Il MSCI world (Morgan Stanley Capital International ed è usato come metro di misura, detto benchmark, per i fondi azionari di tipo “world”, mondiali, o “global”, globali) scende in corrispondenza dell’accelerazione dei casi di Coronavirus mondiali, trascurando tutti gli altri numeri. Sembra che per il mondo della finanza, un nuovo contagio sia come un morto in più, anche se non è vero, naturalmente.

E finché muoiono in Cina, vabbè. Ma quando la gente muore in Europa allora è proprio grave. Potrebbe toccare anche a me. Quindi ecco che si produce l’effetto emotivo nel bilanciamento “speranza/paura”…

Siamo tutti donne e uomini dotati di emozioni e la paura della pandemia diventa la paura di perdere soldi. Paure sbagliate? I protocolli medici per contenere e ostacolare la diffusione del virus vanno seguiti scrupolosamente, cosi come i protocolli economici e finanziari vanno seguiti altrettanto scrupolosamente e sui protocolli marketing, senza ombra di dubbio, non bisogna mai smettere di comunicare ai propri pazienti, misurando l’efficacia delle azioni. Cosi funziona.

Come dice Taleb (filosofo, saggista e matematico libanese naturalizzato statunitense, esperto di matematica finanziaria, il suo libro “Il cigno nero”, è stato inserito dal Sunday Times tra i libri che hanno cambiato il mondo), esiste un prima ed un dopo.

Dopo sarà tutto chiaro, la gente dimenticherà ed il rischio non si percepirà più (crisi 2000, 2008, 2018).

Tanti ricercatori di mercato e analisti di statistiche saranno bravissimi a spiegare il perché del passato, del senno del poi!

Vedo tanti “guru” comparire sullo scenario del marketing sanitario ed odontoiatrico e proliferano consigli e webinar sul contenuto dei quali lascio a ciascuno trarre le conclusioni…

Ogni professionista serio, ogni azienda ed ogni imprenditore consapevole, sa di essere oggettivamente diverso dall’altro; sa che per ciascuno di noi è tutto nuovo; sa anche che, se siamo tutti uguali, ciascuno è sempre diverso dagli altri; non funziona il “copia incolla o il fai da te fai da me”; non funziona il paradigma di chi ragiona “dimmi tu come hai fatto che faccio anche io come te”.

Anche questa volta, come tutte le altre volte del management, basta avere una segretaria diversa, un team motivato diversamente, essere in un territorio diverso ed a volte basta attraversare la strada e la piazza che due studi dentistici non sono mai uguali; pazienti diversi, ambienti diversi, investimenti diversi, risorse economiche differenti, coadiuvati da consulenti diversi…

Per capire come saremo capaci di uscirne dipenderà solo dalle nostre paure, perché il successo dipende sempre solo dalla capacita nel gestire le nostre paure.

Chi si prepara ai “disastri” prima che questi avvengano, definendo una precisa strategia comportamentale, che non accetta eccezioni, sta ipotecando il suo futuro scenario negativamente. Disinvestendo energie personali e professionali, nei momenti di maggior crisi, si rischia di perdere occasioni di recupero.

La strategia ottimale della “ripartenza” deve essere diversa da quella delle televisioni, delle radio, di internet, perché per superare tutte le crisi economiche, occorre nettamente distinguersi. Occorre uno sforzo maggiore, altrimenti si rischia di perdere opportunità. Anzi, sarà certo che si perderanno!

In tedesco il termine «Schuld» non significa solo “Debito” ma anche “Colpa”.

Perché vi racconto questo?

Perché alla base del “debito” può esserci per molti il senso di “colpa”, ci sarebbe sempre l’incapacità di emanciparsi, come ad esempio un’eccessiva auto-tolleranza in materia di “peccati economici e fiscali”. Per quanto l’emergenza sanitaria lo faccia passare in secondo piano, il debito è spesso percepito come una colpa da espiare. In seguito ad una crisi economica che non dipende da noi, l’assoluzione giustamente non è detto che sia sempre scontata.

Vengono fuori quei nodi di una scorretta gestione imprenditoriale. Investire significa saper gestire il rischio di impresa.

Questo è il momento per capire finalmente, guardando al futuro, se valori comuni, come la solidarietà, la coesione, la responsabilità, la relazione con il paziente, la comunicazione dialogica, la qualità clinica ed il rispetto dell’etica e della deontolologia, siano valori strategici, come la capacità di auto finanziarsi, o di saper gestire i flussi produttivi per generare liquidità, oppure saper chiedere aiuto ottenendo credito ma sapendo come investire in modo corretto, con una pianificazione finanziaria razionale e concretamente centrata sulla realtà della propria attività… perché sono convinto e credo fortemente che “Nessuno si salva da solo”, parafrasando l’espressione recentissima di Papa Francesco…